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Sigmund Freud e Albert Einstein: due grandi pensatori criticano la guerra
In questo nostro tempo pervaso di tensioni di guerra, di attentati devastanti e di reazioni ancora più devastanti, nel quale la coscienza collettiva appare essere tanto concorde da risultare succube all'orientamento dei potenti, e troppo pochi mostrano di essere sufficientemente consapevoli del potere devastante delle armi, comunque esse siano usate e contro chiunque siano rivolte, ci è sembrato di dover contribuire, dal punto di vista dello psicologo, alla riflessione contro la guerra, pubblicando questo carteggio, purtroppo mai abbastanza letto, nella speranza di contribuire a favorire quell'irrinunciabile risveglio delle coscienze che costituisce, solo, il baluardo contro ogni forma di barbarie, individuale, organizzata o istituzionale che sia. Lo scambio di lettere nacque da un invito della Società delle Nazioni, progenitrice dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, rivolto ad Albert Einstein, matematico e fisico da molti considerato il più grande genio del '900. Einstein scelse Sigmund Freud quale interlocutore sul tema della possibilità di evitare la guerra; egli offre nella sua breve lettera una straordinaria sintesi critica del problema della guerra, nella quale mette lapidariamente a nudo alcune fondamentali verità psicosociali sottese da questo sempre terribile, inaccettabile evento. La risposta di Freud, che da par suo attinge alle scoperte della neonata sua creatura, la psicoanalisi, amplia e approfondisce le osservazioni di Einstein e costituisce ancora oggi un valido fulcro per le riflessioni della psicologia sui perché della guerra. Riteniamo che si tratti di due documenti di enorme interesse per il loro valore storico, per l'essenzialità e la profondità delle riflessioni messe in campo pur nella loro brevità, nonché per l'eccezionalità costituita dallo scambio di opinioni tra due geni di tale portata, abitualmente occupati in campi di studio di così diversa collocazione. [Massimo Rinaldi
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